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I commenti più recenti

  • Menzogna e sortilegio : romanzo

    Morante, Elsa

    • 16-06-2019 I gatti e le stelle di Elsa
      Ho letto "Menzogna e sortilegio" sui vent'anni quando appannato è ancora l'orizzonte de futuro e sbiadito il domani. L'ho letto d'un fiato, ricordo, correndo a dormire presto per aver più tempo per tutti quei personaggi mitici e spavaldi che mi tenevano in batticuore. La povera, piccola Anna, mezzosangue perché figlia di un nobile decaduto e di una maestrina, innamorata del bellissimo e ricchissimo e nobilissimo Edoardo ed Elisa, misteriosa e reclusa, che narra la storia in un crescendo di colpi di scena. Fu, con Elsa Morante, amore all'istante. Lessi poi, uno dopo l'altro, gli altri romanzi, l'Isola di Arturo, la Storia, fino all'amarissimo "Aracoeli". E, a Roma, camminavo tra il Testaccio e Monteverde, inseguendo le orme di lei che in quei luoghi aveva abitato prima di sposare Alberto Moravia e abitare in Via dell'Oca. Io, a casa sua, seppur per finta, sono stata. Perché, un giorno, alla Biblioteca nazionale organizzarono una mostra con i mobili suoi e i libri e persino i dipinti del pittore Bill Morrow di cui, in età avanzata, si era perdutamente innamorata. Ricordo, tra tutto ciò che ho visto, una pagina grande bianca con su gatti e stelle e tante parole messe insieme alla rinfusa, in furia creativa, diciamo così. Era così, disegnando, divagando, pensando, lasciandosi trasportare dal torrente del firmamento suo, che Elsa sceglieva i titolo delle opere sue e forse anche dei suoi gatti. Uno per tutti, adorabile: Useppe Mandulino...
  • Un giorno perfetto Videoregistrazione

    • 16-06-2019 Barbara Peti
      molto bello come al solito un Ozpetek fuori dal comune.. un appello a tutte quelle donne vittime ed a quella giustizia sorda che aspetta solo la vittima.... alla fine sono sempre loro... i bambini... il mostro si nasconde qui tra noi... ancora nessuno ha imparato come difenderci da lui...purtroppo fino al prossimo omicidio...
  • Sotto copertura

    Preston, Douglas J.

    • 16-06-2019 Barbara Peti
      come al solito un capolavoro di preston e child, bella la trama , ricca di colpi di scena e di souspance. Molto belle le descrizioni ed inoltre molto accurato nei particolari sempre per una trama solida mai scontata. Ecco perche sono i miei preferiti
  • La moglie tra di noi

    Hendricks, Greer

    • 16-06-2019 Barbara Peti
      molto bello, particolare sia come modo di narrazione sia come trama che lascia alla fine tutti stupiti... mai si crederebbe che il meraviglioso perfetto marito sia un mostro e neanche sia un "marito" seriale... molto belli i sentimenti descritti inoltre e' raro vedere che la trama si diapana sotto gli occhi del lettore in modo cosi strano... sembra qualcosa ma poi e' il conrario di tutto. Molto bello. da lggere
  • I miei ricordi

    Azeglio, Massimo : d'

    • 16-06-2019 Mammolino racconta
      Appassionata di libri di memorie come sono da sempre, un giorno di qualche tempo fa incuriosita dai ricordi di un uomo, Massimo D'Azeglio che era, per chi non lo ricordasse, nientemeno che genero di Don Alessandro Manzoni, avendone sposato la figlia primogenita, Giulia, nonché uomo, diciamo così, con i baffi e tutto quanto raccolto negli anni che fecero l'Italia, presi questo volumetto in biblioteca. Mi incuriosivano, perciò, eccome, le sue memorie, ma non per trovarvi sugo di Risorgimento in salsa di politica, ma per trovare lì dentro il bambino che era stato. E, nel leggerlo, l'ho trovato il bimbo, eccome! In famiglia, tanto per cominciare, il Marchese Massimo Taparelli D'Azeglio, che fu persino presidente del Cosngilio dell'italia unita, si riduceva in una molto tenero "Mammolino". Così lo chiamavano mamma e fratelli. E la famiglia doveva certo essere stirata nell'eleganza e nella severità spartana d'altri tempi se è vero, come ci racconta, che un giorno la sua sorellina, giunta in ritardo per il pranzo insieme con la sua governante francese, dovette mangiare la minestra fredda. Già, ma la tavola era altresì apparecchiata sul terrazzo, coperto di neve... Così era l'Italia del c'era una volta. Bellissimi e anche assai spassosi, in nota, sono i ricordi che raccontano le gite di "Mammolino" ai Castelli romani tra i tipi villici di quello che per secoli era Stato Pontificio.
  • Sentimi : cento voci, una storia : romanzo

    Ranno, Tea

    • 15-06-2019
      Beatrice Ferlito Racconto di tanti racconti
      Un libro ambientato in quell’isola infuocata di Sicilia in cui tante anime di donne in coro reclamano di essere ascoltate. "Sentimi" appunto è l'accorata supplica che ciascuna rivolge ad una scrittrice che sarà spinta a raccogliere le loro testimonianze di sofferenza perché trovino pace, finalmente, in quella dimensione in cui una violenza cieca le ha confinate per sempre. “Sentimi, tu che tieni la penna in mano e ragioni scrivendo sopra la vita e la morte…”(cit.) Un romanzo in stile noir che dà voce alle donne. La donna è rappresentata come il facile bersaglio di sentimenti di insoddisfazione, gelosia, inadeguatezza: figura sopraffatta dal potere non sempre esclusivamente maschile. Le vittime del romanzo appartengono a tutte le epoche, a tutte le età, a tutte le categorie sociali. Un’invocazione di giustizia è in fondo il loro lamento non solo per loro stesse ma anche per salvare Adele, figlia di Rosa, dalla furia del marito di quest’ultima, a cui Adele ricorda di continuo il tradimento della moglie. E’ come se tutte le forze, umane e non, si coalizzassero attorno ad Adele perché possa sfuggire ad una legge primitiva e spietata. Il tema che il libro affronta è di drammatica attualità: la violenza sulle donne in tutte le sue forme. Questo ne fa un romanzo di denuncia che affronta il problema come aspetto di una cultura misogina riscontrabile, paradossalmente, anche in ambiti femminili. A volte, nel romanzo, sono le donne stesse ad essere nemiche delle altre donne, per sottolineare quanto profondamente radicato sia il preconcetto da resistere, perfino, di fronte all’uguaglianza di genere. La numerosità di personaggi femminili che appaiono nel libro, uno collegato all’altro, contribuisce a dare spessore ad un fenomeno troppo diffuso, troppo poco combattuto. La scrittura, che trae forza dal dialetto, riporta alle storie di Sicilia dal sapore antico, alle case di pietra, alla terra arsa, ai fichi d’India, ed insieme al gusto salato del mare vi è quello delle lacrime di molte donne. I racconti di ciascuna di loro sono sintesi intense, spaccati di vita di epoche lontane, realtà ancora attuali. La narrazione cattura il lettore da subito finché proprio la prolificità delle storie personali ne rallenta il ritmo rendendo difficile mantenere alta l’attenzione. Questo è l’unica critica per quest’opera dal valore sociale in cui si può cogliere l’invito dell’autrice alla partecipazione solidale come comunità, alla stessa maniera in cui le donne del libro, nel dolore e nella sconfitta, si sono rese sorelle l’una dell’altra.
  • L' uomo che piantava gli alberi

    Giono, Jean

    • 15-06-2019
      Mi aspettavo di meglio, ma.
      Dopo averne tanto sentito parlare, ho preso in prestito questo piccolo volume che come messaggio sociale e paragone creativo mi è piaciuto molto, è la forma narrativa che trovo lasci a desiderare.
  • 1: Fidanzati dell'inverno

    Dabos, Christelle

    • 15-06-2019
      Originale e scorrevole
      Non amo molto la letteratura fantasy perché ho delle incredibili difficoltà nell'imparare nomi e immaginare mondi complessi. Tuttavia, seguendo l'onda delle molteplici recensioni positive su questa saga, ho deciso di provare a leggere il primo volume. Ne sono rimasta piacevolmente sorpresa per diverse ragioni. Anzitutto la storia è decisamente originale per quanto riguarda trama e ambientazione. L'universo che la scrittrice crea è decisamente intrigante. I personaggi vengono presentati un po' alla volta, permettendo anche a chi è meno avezzo a questo genere, di prendere familiarità senza fare confusione. L'unica pecca, motivo per cui non darei 4 stelle, è che i personaggi vengono rinchiusi in stereotipi piuttosto rigidi e la scrittura, se pur scorrevole e ben fatta, non ha particolarità alcuna. Queste note negative vengono giustificate, in parte, dal fatto che il libro tende a rivolgersi ad un pubblico in età adolescenziale, che si approccia alle prime letture più impegnative. Nonostante ciò rimane un libro assolutamente godibile. Leggerlo ha rappresentato per me un momento di svago molto piacevole, motivo per cui lo consiglio a chi vuole intraprendere una lettura leggera e avvincente.
  • Lola corre Videoregistrazione

    • 15-06-2019
      Adrenalitico.
      A distanza di vent’anni dalla sua uscita, “Lola corre” mantiene intatta tutta la sua freschezza e la sua originalità. Bollato come film sperimentale o addirittura “videogame”, il film che dette il via al nuovo cinema tedesca risulta molto più moderno e convincente di tanti action movie di culto. Sarebbe bello se certi critici parrucconi degli anni Ottanta facessero ammenda e confessassero con onestà di aver preso una cantonata.
  • Patria : romanzo

    Aramburu, Fernando

    • 15-06-2019
      Grande letteratura
      Ogni tanto capita di imbattersi in un esemplare di grande letteratura: è il caso di questo libro di Aramburu, libro corposo, corale che narra la Storia con la maiuscola come dovrebbe essere, attraverso le "piccole" vite delle persone che la scrivono. La storia è fatta sì dai documenti ma soprattutto dalle persone comuni, dalle piccole vite. Si parla di ETA, di terrorismo, di un periodo buio per la Spagna e per l'Europa, ma quello che rimane nel ricordo di questo libro sono le caratterizzazioni dei protagonisti, di due famiglie prima amiche e poi nemiche. Dell'odio e del perdono. E soprattutto di grandi donne. Non ve lo perdete mi raccomando.
  • Il cappello del prete

    De Marchi, Emilio <1851-1901>

    • 15-06-2019 Un cappello pieno di racconti
      Un giallo lertterario, un piccolo gioiello di letteratura ottocentesca italiana: sì, "Il cappello del prete", scritto in punta di penna da Emilio De Marchi, un cosiddetto "autore minore" dell'Ottocento (che minore non è) sorprenderà per la sua genialità., per l'uso fresco, croccante direi, della lingua italiana, perché il barone Carlo Coriolano di Santafusca, napoletano, pare vivo nella sua bruciante passione per il gioco, nei suoi foschi pensieri criminali., nel piano architettato in perfezione che scivola su una dimenticanza... De Marchi sa render accesa, con le parole e le immagini che usa, ogni piccolezza del mondo e palpitano così le sue pagine mentre la trama, come in un crescendo d'opera, avvince e porta in un baleno alla conclusione. E può essere che, letto questo librino di De Marchi, il lettore possa incuriosirsi e andar magari a sfogliare i racconti di questo scrittore milanese che sono uno più bello dell'altro. I romanzi, invece, almeno per me, al voltar le pagine sembrano come immalinconirsi e perdere ardore e diventare fiacchi. Come se lo "scapigliato" De Marchi (che invece era sempre ben pettinato e con il suo bel barbone del secolo Decimonono...) perdesse alla lunga, e piano piano, l'amore per i personaggi che giocano i loro ruoli in tempi lunghi. Sì, come Checov, De Marchi, è scrittore grande di racconti brevi...
  • Le vite parallele : la quarta indagine del commissario Casabona

    Fusco, Antonio <1964- >

    • 15-06-2019
      Dario Tramacere Parallele convergenti
      È stato bello ritrovare il Commissario Casabona in azione, dopo il mesto finale del terzo episodio. La verità è che la vita deve continuare, come sentenzia la moglie Francesca durante il loro incontro in ospedale e dopo aver già appreso la notizia del rapimento della bambina: “Non permetteremo a questa cosa di cambiare le nostre vite. Altrimenti, gliela daremo vinta in partenza”. La “cosa”, come sappiamo, è il tumore che Francesca deve affrontare ed a causa del quale Casabona aveva chiesto di essere trasferito in un'unità non operativa, per poter essere maggiormente presente in famiglia. Sappiamo anche, infatti, quanto la famiglia sia importante per il commissario e quanto, contemporaneamente, sia presente nei racconti; senza che mai pesi sugli sviluppi delle indagini che, anzi, a volte trovano spunto o vantaggio dal dialogo tra i componenti. Rinvigorito dalla presa di posizione di Francesca, Casabona si dedica anima e corpo all’inchiesta, che già aveva fortemente solleticato il suo senso di responsabilità . Fortunatamente, il commissario può contare anche su una valida schiera di collaboratori che anche in questo episodio contribuirà (e non poco) a risolvere il caso; che si snoda in un complesso intreccio di vite che, come rette impazzite, sembreranno talvolta divaricarsi per poi convergere verso il finale a sorpresa. È davvero notevole la capacità di Fusco di trasferire le (evidentissime) competenze professionali all’interno di una narrazione sempre fluida e gradevole, pregna del necessario rigore narrativo e della giusta tensione. Insomma, ancora un buon lavoro da parte di questo autore che ha, ormai, trovato il proprio meritato spazio nel panorama nazionale.
  • Nessun dove : romanzo

    Gaiman, Neil

    • 14-06-2019
      Sensazionale!
      "Nessun dove", divorato in tre giorni. Gaiman riesce a trasferire atmosfere del fantasy tradizionale nella Londra contemporanea, animandole di personaggi dalle tinte fosche e dalla personalità unica. Consigliatissimo!
  • Verso un'ecologia della mente

    Bateson, Gregory

    • 14-06-2019
      Necessario e non sufficiente conoscere le bestie della mente umana
      Prima opera dell'autore, considerando che è stata pubblicata negli anni '50 direi che si porta molto bene i suoi quasi 70 anni. Il testo è molto complesso, diviso in capitoli che non possono essere letti separatamente perché ognuno serve logicamente alla comprensione dei concetti principali. La prima parte è composta di metaloghi (ovvero metafore complesse e divertenti che trasmettono la stessa complessità insita nella ricerca del senso e del significato che il linguaggio si presta a veicolare oppure a bloccare, sempre sotto la nostra responsabilità). Si legge in questo testo la teoria del doppio legame e verso un'epistemologia della schizofrenia secondo i concetti principali teorizzati dai ricercatori di Palo ALto. Rivoluzionario è questo libro e rivoluzionario è leggerlo, proprio perché complesso. Da rileggere più volte.
  • L' armata a cavallo

    Babelʹ, Isaak Emmanuilovič

    • 14-06-2019
      La letteratura come terza dimensione della Storia.
      Calato dentro al guerra civile che martoriò la nascente URSS per lunghi e feroci cinque anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre, "L'Armata a cavallo" è una raccolta di brevi e incisivi racconti del teatro bellico ai confini della Polonia. Tanti frammenti di vita a volte buffi, altri atroci, sono uno spaccato della fame e la morte, della guerra e della paura.. "Nell'armata a cavallo" c'è la fiumana, la valanga, la tempesta e in essa ogni uomo ha un suo volto, suoi sentimenti, un suo linguaggio", ebbe a dire Il'ja Eremburg, fautore della riabilitazione dell'autore nel 1957. Babel' ha avuto una vita avventurosa e drammatica, la sua scrittura e stata influenzata dalla letteratura francese degli anni Venti, per poi aver avuto Gorkij come mentore. "L'ebreo 'con gli occhiali sul naso e l'autunno nell'anima: questa espressio di Babel' è diventata quasi la sua formula, la sua chiave", ci ricorda Vittorio Strada nella bella introduzione a questa edizione.