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I commenti più recenti

  • Una donna normale

    Costantini, Roberto

    • 30-03-2020 La madre moglie spia
      Poco credibile il personaggio che riesce ad avere sempre lo spazio per la sua vera professione pur essendo moglie e madre: quale marito è il suo che non chiede e non si informa nè prima nè dopo dei suoi viaggi? Quali sono i figli che riescono a non fare domande su cosa fa e per quale motivo è stanca, visto che per loro è sempre al ministero. Una donna così efficiente da coniugare una vita normale con una completamente fuori dal vivere quotidiano è veramente difficile da incontrare.
    • 09-03-2020 Troppa carne al fuoco
      Non ho trovato in questo libro nessun appiglio che mi convincesse ad arrivare almeno alla seconda stellina. Il personaggio di Aba/Ice l'ho trovato fastidioso non tanto perché debba vivere una doppia vita e faccia una vita complicata, ma perché fondamentalmente è una maniaca del controllo e vorrebbe riuscire a inscatolare tutti quelli con cui vive "per il loro bene" (ovviamente). Ovviamente una vicenda del genere, con spie e attività da risolvere, devono per forza instaurare con il lettore un patto di "incredibilità" dove le cose devono succedere in una certa sequenza anche in condizioni quasi normali. Mi spiego meglio: per quanto la documentazione che Costantini nei ringraziamenti dice di aver avuto attraverso amici, una spia che prende x aerei senza scontare nemmeno un minuti di ritardo quando la tratta parte da Roma è, perdonatemi, non solo inverosimile ma addirittura fastidiosa; in più non subisce se no proprio in rari casi gli effetti deleteri del viaggio (ah sì ogni tanto si è addormentata Aba); e tutto fila liscio come l'olio. Capisco, ripeto, che le vicende di spionaggio debbano essere per forza sopra le righe (e sicuramente nella vita le spie sono sopra le righe), ma qui è tutto messo in modo esagerato. In ultimo non mi è piaciuta la prosa. Per quanto la scelta lessicale di usare in momenti diversi e ben chiari la prima o la terza persona sia straniante ma funzionale e non mi sia dispiaciuta, la continua ripetizione di certi elementi narrativi (fanno esclamare un sonoro "ho capito!") o anche la semplicistica costruizione dei periodi non mi hanno per nulla attratto nella lettura. Manca di vero pathos, certo la trama è costruita perché si segua il susseguirsi della vicenda, ma tutto è piatto come una lista della spesa. Aba è un personaggio che forse dimenticherò, ma di cui non mi è venuto in mente di leggere come sarà il suo futuro dopo questa vicenda.
  • Ricette Vegane

    Ricciarelli, Elisabetta

    • 30-03-2020
      Rosaria Bologna Allegria e colore in cucina
      E' un piacere sfogliare questo piccolo libro di poco più di 50 pagine, perché sono quasi tutte illustrate con immagini colorate del cibo fresco o dei piatti realizzati. Ha il grande pregio di non proporre elaborati manicaretti di alta cucina con ingredienti improbabili e difficili da reperire, ma ricette di uso comune con le quali tutti possono cimentarsi, fornendo anche spunti per la sostituzione di alcuni alimenti animali, con quelli vegetali facilmente reperibili al supermercato. Invoglia a sperimentare nuovi abbinamenti e sapori, ed apre alla possibilità di integrare - anche solo saltuariamente - la propria dieta alimentare con menù totalmente vegetali.
  • Atlantis Videoregistrazione : il ritorno di Milo

    • 30-03-2020
      Barbara Peti
      non mi e' piaciuto, forse un po' troppo poco scorrevole, un po' lento e soprattutto privo di spontaneita'. la grafica e' sempre bella...
  • Homo deus : breve storia del futuro

    Harari, Yuval Noah

    • 30-03-2020
      Un serio tentativo d'immaginare il futuro dell'umanità
      Prevedere il futuro dell'umanità è impossibile, ma, sulla base dell'esperienza e degli elementi attualmente noti, si può tentare d'individuare delle linee di tendenze. Questo è l'esercizio intrapreso da Harari in "Homo Deus", forte della sua esperienza di storico e di elementi tratti da una ampia rosa di discipline, quali, ad esempio, la filosofia, la psicologia, l'economia, la biologia, le neuroscienze e l'informatica. Harari evidenzia a più riprese che le sue conclusioni sono solo delle ipotesi, che meritano, comunque, di essere discusse per valutarne i rischi e poter, se del caso, evitare che trovino concreta attuazione. In estrema sintesi, Harari ritiene che l'attuale sviluppo tecnologico, in particolare nel campo della biologia, delle nanotecnologie e dell'intelligenza artificiale, possa condurre nel lungo termine ai seguenti tre risultati: una parte dell'umanità potrebbe diventare del tutto inutile; l'umanità potrebbe perdere la libertà di scelta ed essere sottoposta ad una sorveglianza di massa; potrebbe nascere una classe di superuomini potenziati. Questi sviluppi sarebbero favoriti dalle forze di mercato, alla costante ricerca di spunti per mantenere alta la crescita economica. A giudizio di Harari, tuttavia, questa spirale rischia di mettere in discussione l'ideologia (o religione, per ricorrere all'espressione usata dall'autore) attualmente dominante, vale a dire l'umanesimo liberale, con il suo pacchetto di valori (individualismo, diritti umani, democrazia e libero mercato), ed essere sostituita da tecnoreligioni, quali il tecnoumanesimo (o transumanesimo) o il dataismo, correnti di pensiero postumaniste di cui Harari tratteggia caratteristiche e limiti. Il libro è scritto in maniera molto chiara e discorsiva, non di rado con una vena di sottile ironia, ed offre un'ampia gamma di riferimenti storici e di risultati scientifici, puntualmente documentati nelle note. Tuttavia, data la molteplicità dei temi trattati e la complessità del ragionamento proposto dall'autore, il libro può essere compreso appieno solo dopo una seconda lettura. L'opera ha avuto un'eccezionale risonanza a livello mondiale, a conferma dell'importanza delle questioni affrontate, tanto che l'autore è stato invitato a dibattere le sue tesi presso le maggiori università ed istituzioni internazionali. I confronti più interessanti sono facilmente reperibili su Youtube.
  • Miracolo a Milano Videoregistrazione

    • 30-03-2020
      Quando buongiorno vuol dire veramente buon giorno
      Milano, anni Quaranta. Allevato da una buona donna, Lolotta, e poi - alla sua morte - cresciuto in orfanotrofio, Totò una volta maggiorenne è solo e va a vivere con altri barboni in un desolato campo di periferia, dove un giorno si trova il petrolio. Quando il proprietario del terreno manda la polizia a far sloggiare i vagabondi, Totò con l'aiuto dello spirito di Lolotta troverà un'inaspettata via di uscita. Con questo film del 1951, ispirato al romanzo "Totò il buono" di Cesare Zavattini, qui sceneggiatore, Vittorio De Sica si allontana dalla corrente del neorealismo per approdare a un sorta di racconto utopico, che gli valse due premi: Palma d'Oro a Cannes e Premio della critica negli USA. Toccante.
  • Il Giudizio universale Videoregistrazione

    • 30-03-2020
      Passata la festa (o la paura) gabbato lo santo
      Napoli, 1961. Una voce dal cielo annuncia l'imminente fine del mondo; nello stesso giorno, alle 18, avrà luogo il giudizio universale. Migliaia di persone, sgomente ciascuno a suo modo, si preparano all'evento, svelando il peggio di se stessi. Alberto Sordi recita il personaggio di un laido commerciante che compra bambini nei miseri "bassi" e li rivende a ricchi americani; Mike Bongiorno interpreta se stesso; Domenico Modugno, un cantante. Miriadi di piccoli episodi si intrecciano, finché il film, girato dal regista Vittorio De Sica, su sceneggiatura di Cesare Zavattini, in bianco e nero, termina con l'unica scena a colori, quella di un liberatorio ballo a teatro. Sull'onda di "Miracolo a Milano", fa riflettere.
  • Non ti muovere

    Mazzantini, Margaret

    • 30-03-2020 Quell'Amore nascosto in fondo al cuore
      Bellissimo romanzo, dai tratti molto duro e crudo, che narra quell'amore di cui non ci si libera mai. Il protagonista, un uomo grande professionista, ma dal carattere infantile e immaturo, che scopre il vero Amore quando ormai è troppo tardi. Super consigliato.
  • Emilio o dell'educazione

    Rousseau, Jean-Jacques <1712-1778>

    • 30-03-2020 Natalia Testa grazie
      è il mio primo libro on line. mi potete dire come funziona?
  • Cecità

    Saramago, José

    • 30-03-2020
      Per alcuni non sarà forse il libro più adatto da leggere in questo momento. Io l'ho trovato soprattutto un libro bellissimo, certo doloroso, drammatico, una popolazione colpita e allo sbando, una umanità dolente e a volte senza dignità. E la speranza? Non so se ce ne sia in questo libro laddove si dice che chi non è cieco comunque lo è. So solo che è un capolavoro e Saramago il Nobel non lo ha certo vinto per caso.
    • 09-03-2020
      La malattia, metafora del male: come possibile CECITA' di sempre
      In questi giorni di emergenza sanitaria, biblioteche chiuse, librerie per ora aperte. E i libri nelle librerie di casa? Leggiamo "Cecità" di Saramago (1995) oppure "La peste" di Camus; o rileggiamo il capitolo sulla peste ne "I promessi sposi". La malattia è la migliore metafora letteraria del male: arriva silenziosa, sottilmente contagia e tutto cambia: ci scopriamo fragili e, a volte, ciechi dentro.
  • Maria Zef

    Drigo, Paola

    • 30-03-2020
      Allora, non si finisce mai di scoprire. Non avevo mai sentito nominare la scrittrice che nel 1937 ha scritto questo libro che secondo me è un piccolo capolavoro. Bello e moderno il linguaggio, una profonda critica dei valori imperanti all'epoca, senza dire neanche una parola contro il regime, descrizioni splendide della natura, la storia di due sorelle che si ritrovano all'improvviso orfane, in una profonda condizione di povertà , anche interiore. La fine del libro è inattesa ma magnifica. Piaciuto assai assai.
  • Essere mortale : come scegliere la propria vita fino in fondo

    Gawande, Atul

    • 30-03-2020
      Libro molto bello sulla vecchiaia, la malattia, la morte. Leggerlo mi ha riportato ai miei studi, quando negli anni settanta studiavo le istituzioni totali, come gli ospizi, le carceri, i manicomi. Linguaggio coinvolgente, ci riguarda tutti, chi perchè ha avuto un papà, una mamma, un caro anziano e malato, chi perchè un giorno magari si ritroverà ad affrontare la malattia.
  • Aladino

    • 30-03-2020
      Atmosfere d'Oriente
      La maggior parte di noi, grandi e piccini, conosce il celebre Aladino per le trasposizioni teatrali o cinematografiche tratte dalla letteratura ma la storia, scritta nero su bianco, non l’avevo mai letta. Spinta proprio da questa curiosità, complice anche il piccolo volume recentemente èdito da Garzanti, ne ho approfittato. Quella narrata è un’avventura rocambolesca e strabiliante. Contiene tutti gli ingredienti che hanno contribuito a renderla eterna. Ha fascino da vendere e tiene incollati fino all’ultima pagina. Piccola curiosità: nonostante la novella sia una delle più famose delle «Mille e una notte», essa fa parte delle cosiddette 'Notti supplementari’. Infatti non appartiene al nucleo originario dell’opera ma è stata aggiunta da Antoine Galland che tradusse e curò l’edizione francese pubblicata agli inizi del ‘700.
  • Introduzione alla vita devota

    François : de Sales

    • 30-03-2020 Un manuale divino
      San Francesci di Sales, stupendo maestro spirituale vissuto tra il Cinquecento e il Seicento, vescovo di Ginevra, in questo agile volumetto, che per me ha un altro titolo, cioè Filotea (perché si rivolge a una ragazza, Filotea appunto, che è, come dice il nome, "amante del Signore"), apre le porte della spiritualità a chi, in semplicità, desidera aprire le orecchie del cuore al lieto annuncio. Che è vita interiore e vita quotidiana perché seguire il Vangelo regala il passo certo, il cuore saldo, il sorriso. Un capolavoro assoluto, uno splendore di parole e profondità, per l'umile scrittura che racconta il sublime nella semplicità, per l'utilità che se ne ricava, per il profondo insegnamento che noi, come Filotea, riceviamo pagina dopo pagina. Sì, San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (e quindi anche il mio) è scrittore impeccabile e le sue opere tutte da leggere..
  • Finn's Hotel

    Joyce, James

    • 29-03-2020
      Joyce sorprende sempre!
      «Finn’s Hotel», nonostante l’aspetto minuto con cui ci si presenta davanti agli occhi, è un libretto non di facile lettura: l’opera è composta da dieci brevi prose che richiamano storia, leggende e miti d’Irlanda. Costituisce sicuramente una lettura piacevole e piena di sorprese (ad esempio: seppur con un significato diverso da quello con cui la impieghiamo oggigiorno, ci ritroviamo di fronte alla parola ‘quark' .. l'autore la utilizza ancor prima di scrivere «Finnegans Wake»!): proprio per questo risulta godibile, anche solo per lo stile e il modo di giocare con le parole tipico di Joyce. All’inizio ci si ritrova un po’ smarriti ma, col procedere delle pagine, si prende confidenza col terreno e la passeggiata letteraria prende il suo ritmo, un po’ come quando si sale per un sentiero nuovo. Chi si appresterà a leggerlo non rimarrà certamente deluso! Pro: la raccolta, per la prima volta tradotta in italiano, è impreziosita da illustrazioni. I contributi ne rendono maggiormente fruibile il contenuto, le tematiche e lo stile che la caratterizza. Contro: forse sarebbe stato utile riportare il testo originale a fronte e un apparato di note esplicative per ogni epicleto. Joyce nasconde sempre tra le righe più di quanto esprime e ciò non può non destare interesse nel lettore curioso che verrà certamente stimolato a saperne di più. Leggiamo per divertirci ma soprattutto per imparare tutto ciò che ancora non conosciamo! Buona lettura!
  • Ponyo sulla scogliera

    • 29-03-2020
      Dolce favola che esorcizza il mare
      Film che segue capolavori ben più noti del regista ("Il castello errante di Howl" risale solo a pochi anni prima), dotato di una sua fama e caratterizzazione peculiare che lo rendono godibile sia per grandi che per piccini. Tornano temi cari al regista, come l'amore, l'accettazione e l'ecologia (differenza abissale all'inizio del film e la fine: un mare lercio per gli scarti umani e invece a seguire un mare limpido e prolifico, come nel Devoniano), inseriti in una cornice di un villaggio di mare quasi fiabesco, che rendono ancora più magica la pellicola. Bello.