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Febbre

Bazzi, Jonathan

Fandango - 2019

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Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un'infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all'ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell'HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l'autore ci accompagna indietro nel tempo, all'origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano - o Rozzangeles il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della [...]
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  • 2 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento
    17/09/2020
      

    Libro autobiografico che mi ha fatto riflettere su molti punti. Mi hanno colpito soprattutto le descrizioni della periferia e degli episodi difficili vissuti da bambino in un contesto difficile e la voglia di aprirsi di questo autore che urla al mondo intero il suo malessere. Argomenti molto interessanti e attuali. Bel libro.
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  • 1 / 2 utenti hanno trovato utile questo commento

    Michele D'apuzzo

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    16/09/2020
      

    Febbre, ripescato tra i finalisti dello Strega, è un libro mediaticamente costruito a regola d'arte. Il tema della sieropositività traccia questo romanzo autobiografico assumendo il ruolo catalizzatore per il pubblico. La struttura narrativa usa l'espediente, ampiamente abusato, delle due storie temporali parallele evidenziando una serie di cliché triti e ritriti tra cui la vita difficile delle periferie industriali. Ad aggravare il tutto ci pensa una prosa pessima completamente priva di complessità e ricchezza lessicale che scorre come un diario, o meglio forse come una sorta di blog, senza la minima traccia di pathos con un uso elementare della punteggiatura . Alcune, peraltro lunghe, parti del romanzo si dipanano per senza raccontare praticamente nulla per decine di pagine. In conclusione uno dei peggiori libri letti nel corso dell'anno , banale e prosaicamente pessimo. OnePointFifty-Star Book
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  • 1 / 1 utenti hanno trovato utile questo commento

    Nicole Spallina

    06/09/2020
      

    Sarà che la sieropositività è un tema per me molto importante, sarà che la scrittura di Bazzi è molto matura nonostante si tratti di un esordio, sta di fatto che ho letto Febbre tutto d'un fiato e ho fatto fatica a posarlo anche dopo averlo finito. Non posso fare altro che applaudire di fronte a tanto coraggio.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento
    04/09/2020
      

    ESORDIO INTERESSANTE

    Bell'esordio quello di Jonathan Bazzi. Attraverso la narrazione della scoperta dello sieropositività l'autore ci accompagna in un viaggio che parte da Rozzano -hinterland di Milano, dove labilissimo è il confine tra ciò che è legale e ciò che non lo è - fino a giungere a Milano. Un viaggio non solo sentimentale, un romanzo di formazione di un bambino cresciuto dai nonni, che vede e vive la violenza familiare, fino alla constatazione dell'omosessualità e alla sua accettazione, anche attraverso esperienze di varia natura. Consigliato.
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  • 3 / 3 utenti hanno trovato utile questo commento
    02/09/2020
      

    Bel libro

    Sì legge a rotta di collo come in preda a una febbre, un libro autobiografico molto bello in cui si alternano la storia presente e quella del passato. La febbre del titolo è quella che Jonny si porta dietro per un lungo periodo senza che se ne capisca la causa, ma anche quella che guida la sua vita personale, preda di un disturbo d'ansia che ha le radici nell'infanzia. Una lingua diretta, asciutta e senza ricami, perfettamente padroneggiata. Candidato, giustamente direi, allo Strega.
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  • 3 / 4 utenti hanno trovato utile questo commento
    22/07/2020
      

    Un libro che lascia il segno

    La periferia è quella di Milano, Rozzano per la precisione. Qui è difficile essere se stessi se non sei un bullo, uno che sa fare a botte e conosce le leggi della giungla; Jonathan, è sensibile, balbuziente, gay e poi si scoprirà anche sieropositivo; a Rozzano, con queste caratteristiche vivi male. Il suo obiettivo è andarsene: Biografia dell’autore, scritta con un andirivieni dal passato al presente, quasi un flusso di coscienza, crudo a volte, con una lingua diretta e veloce che martella. Temi importanti e scomodi, narrati e messi a nudo dalla prospettiva di chi li vive con quotidianità.
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  • 5 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento
    01/07/2020
      

    Esordio significativo

    Il romanzo di Jonathan Bazzi non è solo un romanzo indimenticabile - con una piccola flessione nell'epilogo - ma anche la prima prova di un autore con una voce forte, che diventerà sicuramente uno degli autori di riferimento del panorama letterario italiano dei prossimi anni.
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  • 4 / 4 utenti hanno trovato utile questo commento

    Morena Terraschi

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    21/06/2020
      

    Inizia tutto con una febbre persistente, non ci sono altri sintomi, non sembra dovuta a patologie specifiche. Di analisi in analisi, di esclusione in esclusione, di paura in paura Bazzi scopre il suo male: è sieropositivo. Un sollievo in un certo senso. Ci racconta della sua nuova condizione, dei dubbi ovviamente, delle incertezze, dell'ansia e del dover reimpostare completamente le proprie abitudini e prospettive. Contemporaneamente ci racconta anche della sua infanzia, della sua famiglia, dei genitori troppo giovani, della madre forte e fragile, del padre mai presente, dei nonni così diversi tra loro. Ci racconta di Rozzano, comune metropolitano di Milano, luogo di case popolari (dove abita Jonathan) e di quartieri residenziali, gli opposti che mai si incontrano e men meno si scotnrano. Delle difficoltà di crescere in un quartiere difficile, consapevole fin da bambino della propria omosessualità non sarà facile per lui trovare la propria strada. Del racconto colpisce l'assoluta sincerità di Bazzi nel raccontarsi, la forza che possiede e la lucidità con cui decide di parlare della propria condizione di sieropositivo. Una condizione che porta ancora con sé una sorta di stigma sociale, di cui non si parla se non come di un pettogolezzo e che Bazzi decide di affrontare e ribaltare completamente. Un racconto coraggioso, un esordio magnifico.
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  • 6 / 6 utenti hanno trovato utile questo commento

    Francesca Moccia

    08/06/2020   

    Quella febbre che segna un confine tra un prima e un dopo...

    "Febbre" è un romanzo bellissimo che affronta in un modo davvero differente il tema della sieropositività. L'HIV è raccontato come una cosa possibile tanto quanto lo è una febbre, una febbre qualunque che si presenta in un giorno di gennaio, all'improvviso, e non va più via. La lettura ti prende subito e senti proprio la febbre che arriva come se arrivasse a te e la vivi, con l'ansia che poi diventa angoscia e infine, svelato l'arcano, incredibilmente sollievo. Sì, perché dopo la diagnosi di HIV Jonathan, il protagonista della storia, si sente "sollevato" e tutto diventa più chiaro e gestibile."Basta curarsi, non è come una volta"- dice - e poi "ogni cosa che attraversiamo in realtà ha gradi... disegna un paesaggio...e la definizione di vette e affossamenti è relativa". Eppure quella febbre segna un confine tra un prima e un dopo: "sono passato dall'altra parte. La malattia si è mischiata al mio corpo". E il racconto del presente si alterna al racconto del passato, difficile, sofferto, di bambino prima e adolescente poi. Da leggere, per fare pace una volta per tutte con l'aids e tutto quanto ha significato per noi. Francesca Moccia (Circolo lettura Bibl. Ennio Flaiano)
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