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Il canto di Penelope : il mito del ritorno di Odisseo

Atwood, Margaret

Biblioteca Universale Rizzoli - 2005

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Dall'Ade, dove può finalmente dire la verità senza temere la vendetta degli dèi, Penelope, moglie di Ulisse, racconta la sua storia. Figlia di una ninfa e del re di Sparta, da bambina rischia di essere affogata dal padre, turbato da una profezia. Sposa di Ulisse, subisce le angherie dei suoceri, vede scoppiare la guerra di Troia a causa della sciocca cugina Elena, e dopo anni di solitudine deve respingere l'assalto dei Proci. Al ritorno di Ulisse assiste angosciata alla vendetta che colpisce le ancelle infedeli e perciò impiccate; e la morte di quelle fanciulle che le erano amiche la perseguita anche nell'Ade. Il romanzo riscrive il mito greco attingendo a versioni diverse da quelle confluite nell'Odissea, secondo un punto di vista femminile.
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  • 5 / 5 utenti hanno trovato utile questo commento
    27/01/2021
      

    Togliersi i sassolini dalle scarpe

    Finalmente Penelope può parlare e raccontare la storia dal suo punto di vista. È stata una donna forte, astuta, ha saputo accettare solitudine e dolore, ha amato un uomo che non aveva scelto, e che, secondo lei, avrebbe preferito sposare Elena, sua famosa e bellissima cugina. La sua vita non è stata facile: il padre avrebbe desiderato annegarla da piccola, lei lo ricorda con sarcasmo quando lui, piangente, la prega di non andare a Itaca con suo marito. La madre è stata una donna assente, capace di darle un unico (buon) consiglio, il giorno delle nozze. Lei capisce fin da piccola che deve imparare a vedersela da sé. La suocera non la ama, nessuno la include nella sua nuova famiglia. La nutrice di Odisseo, pur aiutandola, è accentratrice, pretende di sapere sempre cosa è meglio per tutti. Il figlio, viziato, non le porta il rispetto che si meriterebbe. E Odisseo? La stima, la ama, a suo modo, ma l'ansia della fuga non lo abbandonerà mai, neppure da morto. E lei rimane sola, in compagnia delle ancelle (fedeli o infedeli?) a combattere la sua solitaria battaglia contro i Proci. Una rilettura, ironica, puntuale, talora sofferta, della storia di un'eroina amata solo per la sua fedeltà e abnegazione. Le contraddizioni della sua anima, la vivacità del suo pensiero, la difficoltà nel subire ingiustizie senza potersi ribellare, la capacità di inventare astuzie restando comunque un passo indietro, per non farle a vedere..dal testo emerge la complessità di un archetipo femminile dato molto per scontato.
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