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La macchina per fabbricare spagnoli

Mãe, Valter Hugo

Pozza N. - 2013

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Novantatré ospiti, perché uno entri, un altro deve partire, la cena si serve ogni sera alle sei, nella sala grande, ecco la televisione, i divani, il giardino, gli infermieri che parlano con frasi semplici, sempre, i medici che sorridono, sempre, perché gli anziani, si sa, hanno l'età mentale dei bambini e se non si trattano con cura, se non si dà loro un biscotto o una carezza, fanno le bizze e piangono. Non c'è molto da capire nella casa di riposo "Feliz Idade", ma ad Antonio non interessa affatto capire. Sua moglie Laura, con cui ha trascorso ogni giorno degli ultimi cinquant'anni, è appena morta e i suoi figli lo hanno lasciato in un ospizio con due valigie e un album di fotografie: si sente cosi pieno di rabbia, di frustrazione, di risentimento che, se potesse, urlerebbe fino a far crollare i muri. Invece preferisce non dire niente. Anzi, lui non dirà proprio niente, mai più. Se ne starà semplicemente in silenzio, fino alla fine dei suoi giorni. È appena arrivato a questa conclusione [...]
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  • 29/06/2020
      

    Una storia di una perdita, una storia d'amore, una storia sulla vecchiaia, sulla malattia, sull'amicizia, un potente grido contro il salazarismo che fu e contro il fascismo dei piccoli bravi uomini che non si espongono mai. Un libro che non si può leggere di corsa, ogni frase è una riflessione, ogni parola è condivisibile. "....io cominciai a provare un'enorme compassione per quell'uomo. parlava ancora con un entusiasmo che lì non mostrava più nessuno. voleva credere che la salute non gli sarebbe venuta meno e che avrebbe potuto realizzare tanti progetti. e io mi meravigliavo davanti a lui perchè non concepivo che fosse possibile arrivare a quell'età e avere progetti. il mio progetto era dimenticare tutto, protestare contro la morte di laura convincendomi che, dopo la morte di qualcuno che per noi è essenziale, anche la memoria dell'amore dovrebbe essere estirpata. e lui scuoteva il capo e sorrideva. nient'affatto, signor silva, niente affatto, quello che mi spinge a correre è sempre la stessa cosa, la voglia di sapere di più e di lasciarlo scritto per le persone, nei libri, sa. lasciare nei libri quello che si scopre, perchè un libro, con quello che contiene, può essere una fortuna eterna. e io accennavo di sì con il capo. quello sì, lo capivo. adoravo i libri e non mi ero sottratto all'esercizio di leggerli. e quell'uomo era lì tutto contento, come per chiedere ancora vita, perchè gli mancavano non so quante pagine per finire il libro sulla storia del portogallo che secondo lui era una felicità sufficiente da lasciare agli altri. si rende conto di come sarebbe il mondo se tutti lasciassimo qualcosa che valga, per poco che sia."
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